Dove il mare è mare

Dicono che se nasci in una città di mare sarai sempre legato ad esso, ovunque andrai. E avrai sempre il desiderio di affrontare il mare. Un po’ come un’onda. Ogni onda è diversa dall’altra, ma è comunque un’espressione dello stesso fenomeno immenso. Immenso…Usiamo spesso il mare nel parlato quotidiano e quasi sempre per definire cose enormi o insormontabili, eppure quando ne parliamo o lo immaginiamo ci viene in mente solo la sua superficie – che pure è immensa. Ma se nasci in una città di mare sai bene che il mare è in realtà quello che c’è sotto. Vince di nuovo ciò che non si vede. Immergersi. Essere come un corpo estraneo in un ambiente smisurato. Avvolgersi d’acqua saporita. Scendere dove c’è solo mare, dove il mare è mare*. Spingersi oltre. Portare con sé due buoni polmoni d’aria in un posto in cui l’aria proprio non vuole stare. Assaporare il limite e poi avere la possibilità di rimbalzare verso l’alto: per prendere aria, per uscire, e per affrontare la terra con la forza del mare.

* Dove il mare è mare è un’espressione che ho sentito per la prima volta ascoltando Roberto Saviano che elencava i dieci motivi per cui vale la pena vivere, successivamente raccolti nel libro Vieni via con me. In realtà, come ammesso, l’espressione nasce nel libro Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo.

Saviano R., Vieni via con me, Feltrinelli, 2011
D’Arrigo S., Horynus Orcae, Rizzoli, 2003 (la prima edizione è di Mondadori nel 1975)

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