Il contrario di uno

 Arrivarono gli americani e montarono un nuovo cannone, una batteria contraerea che suonava, diversamente da Nicolino, un  rumore di saracinesche abbassate a tutta forza. Sparava in cielo raffiche ravvicinate.
Il servizio di porcellana inglese che aveva resistito a colpi dei consanguinei angloamericani, cadde insieme a tutti i tramezza della casa sotto l’unico bombardamento tedesco.
Il camion di porcellana inglese finì disfatto sotto le macerie.
Senza più casa la famiglia di mia madre si disperse in alloggi di parenti. Tra americani appena installati, sfollati che rientravano e traffico di masserizie, Napoli era una città mobile. Ma il nonno e il cane non correvano più, le sirene tacevano. A sud del Garigliano era cominciato il dopoguerra.
Fu in quell’inverno, del ’44, che il Vesuvio si aprì ed uscì il fuoco. Dal cratere saltavano in cielo le fiamme, le pietre; scendevano a solchi le lave aprendosi la via dei campi. Alcune arrivavano al mare, entrando nell’acqua che friggeva. “Questa città è una pentola e noi siamo la carne”, è scritto di Gerusalemme nel libro di Ezechiele, il primo terrore dell’immenso, angoscia sacra dei popoli sismici, vulcanici, periodici, si decantò in meraviglia. Il vento sagomava il pennacchio di fumo in fogge di funghi e campane. Il tramonto accendeva di tutte le voci del rosso le ceneri sospese. Nemmeno le comete valevano le sere di quel gennaio col monte rigato di strascichi in fiamme.

Non era il sangue raccolto dai campi della guerra che convergeva da tutte le sorgenti al getto del vulcano, non rimandava luce, non rispondeva voce il solco in fiamme. Nessun legame né riferimento passava tra quello e il male che i popoli si facevano. Era il tutt’altro. Il minuto disfarsi degli uomini tra loro veniva sovrastato per una volta ancora dal traffico interiore dell’immenso.
Mia madre in un alloggio di fortuna, a una finestra nuova, compiuti appena i diciannove, guardava i fuochi di una guerra spenta. Quegli ultimi colpi di dentro, voci di viscere indifferenti, spargevano sulle macerie lo strato di cenere del dopoguerra e degli stenti.

 

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De Luca E., Il contrario di uno, Feltrinelli, 2009

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