Il signor Merlo / 2

Lo ricordo come fosse ieri quel giorno della mostra, solo un po’ più freddo e molto più umido di oggi. In maniera abbastanza originale per qualunque posto del mondo era stata allestita in un’osteria, una fra le più tradizionali di Venezia, dietro all’unico ponte veneziano sul Canale.  E poi c’erano i bei quadri del mio amico pittore, che vari scherzi del destino mi hanno fatto incrociare più volte e in più posti.

Ero entrato da un’uscita posteriore, il che mi aveva permesso anche di accorciare la strada e di metter piede subito nella sala allestita per l’esposizione. L’illuminazione era eccellente e in aperto contrasto con la sala accanto, cuore dell’osteria. Le voci degli ordini al bancone sembravano arrestarsi all’arco che separava i due ambienti accomunati solo da un classico mobilio da osteria che qualche cinese avrebbe un giorno provato a replicare in qualche posto del globo o forse proprio a Venezia.

Tra un bicchiere e l’altro osservavo con il mio amico artista questi quadri, quasi mai grandi come immaginavo dalle precedenti descrizioni. Me li spiegava e me li spiegava bene, mi spiegava il senso, il momento e la tecnica che aveva utilizzato. Poi dissertava dei suoi colori preferiti, della carta, dei soggetti.
Poi fu una questione di un attimo: poggiai il bicchiere al tavolo imbandito perché la posa del finto bevitore dopo un po’ stanca e fu allora che apparse la sagoma più o meno nota di quel quasi fantasma veneziano. Barbuto, smilzo e proteso verso il bancone a fissare bottiglie di amari e grappe. Ma la sua era un’attenzione superficiale, un interesse solo apparente, perché il suo bicchiere era già a metà e con un ultimo sorso tracanno ciò che rimaneva di quella che avresti giurato essere una grappa. Il resto fu un waltzer di figure che si spostavano a passi alterni nel rumore dell’osteria per guadagnare l’uscita o un posto al bancone dove luccicavano le sue monete lasciate lì per pagare la grappa.
Accadde tutto nel tempo – per me morto – di un saluto all’artista di qualche nuova arrivata. Per quanto le ragazze abbiano sempre attratto l’attenzione del mio amico pittore – e fotografo – quella scena, sospesa nel vuoto di un istante, non poteva essere durata più di trenta secondi.

Ma ora avevo la prova: il signor Merlo non era invisibile al di fuori del suo bar, aveva una vita e io dovevo indagare.

(fine puntata)

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“Il Signor Merlo” by Fabio Lucidi is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Italia License.
Based on a work at www.blindbend.eu.
Le illustrazioni sono a firma di Enrico Zedda e a lui sono riservati tutti i diritti su di esse. 

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