Il signor Merlo / 3

Ero improvvisamente rimasto solo e silenzioso all’interno dei miei pensieri. Lost in the silence, the call from the turbulent times. Erano arrivati: i momenti turbolenti. Non capita ogni sera di poter inseguire un fantasma.
Il corpo iniziò a muoversi d’istinto e soprattutto sulla fiducia di una visione appena scomparsa: la mano afferrò la giacca e le gambe presero la via dell’uscita secondaria da dove erano entrate. Urtai un tavolo e alcune persone. Fuori, all’aria aperta, ripresi il controllo del corpo e pensai che il pedinamento sarebbe stata l’unica via plausibile. Le gambe rallentarono per dar tempo alle mani di chiudere la giacca e infilare il vecchio paio di guanti…affrettai il passo: dovevo vederlo per inseguirlo, volevo una direzione, una traccia. Svoltai l’angolo e mi trovai sulla sua via d’uscita del locale dove la mostra del mio amico continuava ad attirare avventori. Destra, sinistra. Eccolo…camminava calmo, ma col passo veloce delle leve lunghe, evitando i balordi e gli ubriachi che avevano scelto le pareti delle case come testate del letto. Io mi muovevo standomene a distanza appoggiandomi ogni tanto a qualche parete.

Dopo duecento metri di calli e ponti si fermò e io ero al centro di un ponte sotto un lampione retto da un grosso cavo d’acciaio. Appena si accorse di una presenza così vicina e sincronizzata alzò la testa, senza voltarsi, con le mani sempre infilate nelle tasche. Colsi quell’attimo per schiacciarmi contro una parete in un sottoportego poco più indietro. Urtai un cancello e il rumore che ne uscì fu troppo stridulo e potente per non poter essere notato. Contai fino a sette prima di uscire di nuovo, ma arrivato al due iniziai a sentire un sibilo fortissimo. Proveniva dal di là del ponte, dove si trovata il signor Merlo. Quando finì lasciai il mio nascondiglio: dritta per dritta mi conveniva correre ora, non volevo perderlo. Allungai progressivamente la falcata, incurante del rumore. Passai il ponte per poi piombare a sorpresa in una strana zona nebbiosa che quasi subito intuii essere vapore. Vapore di una macchina appena utilizzata. Altre tracce non ce n’erano solo una grossa nuvola di vapore in mezzo ad una città fatta di nebbia e vapore. Nessuna traccia significava anche che non c’era più nulla e nessuno da cercare: nella città dei vicoli in sette secondi puoi scappare ovunque. E il suo vantaggio cresceva di secondo in secondo. Il pedinamento finì lì. Proseguii lungo la strada, con una sola meta: casa. La mia testa intanto continuava ad assillarmi con la domanda della serata: che macchina straordinaria aveva usato per dileguarsi in meno di sette secondi?

Quella domanda mi accompagnò per dieci minuti, il tempo di arrivare all’ingresso della casa dove abitavo da qualche mese. Era notte fonda e come spesso accadeva non trovavo la chiave per entrare.

(fine puntata)

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