Le piccole rinunce natalizie?

Erano anni che non compravo un cd appena uscito, senza averne mai sentito nemmeno un brano o almeno qualche stralcio.
Mi è capitato qualche giorno fa, per il regalo di compleanno di una delle mie sorelle. Mi sono recato appositamente in un grande centro commerciale, sono sceso al piano dedicato a musica, libri e chincaglierie e con bellica determinazione ho puntato all’obbiettivo, sebbene l’idea di regalare del denaro a Tiziano Ferro non mi rendesse felice. Trovare ciò che stavo cercando non è stato difficile, è stato lui a trovare me, dall’alto della sua postazione in una di quelle splendide torri dispenser.

Appena ho preso in mano una delle centinaia di copie disponibili, sono rimasto folgorato.
Un flashback, o un deja vu.
Sono riaffiorati ricordi di un’epoca quasi ancestrale.
Tempi andati e leggendari in cui ascoltare un cd era come scartare un regalo.

In qualche modo si poteva intuire ciò che c’era all’interno del pacchetto, ma non se ne conosceva esattamente il contenuto. Si ascoltava brano per brano, senza passarne uno. Si assaporava ogni secondo. Ovunque si potevano annidare un cambio di ritmo, una pausa, una fine improvvisa. Non si poteva saltare a piacimento dal primo al quarto minuto di una canzone, la si doveva comunque scorrere per tutta la sua lunghezza.Un disco era una sorpresa, lunga quanto le tracce che conteneva.

Anche il pacchetto era qualcosa di speciale. La copertina aveva la sua importanza, talvolta era proprio quel più che attirava e che ti spingeva a scegliere un album piuttosto che un altro. Vi si poteva cercare una spiegazione alla musica o un’altra chiave di lettura dei testi. Aveva un senso ed in alcuni casi anche una certa valenza estetica. Era altrettanto ammaliante l’esaminare il retro della cover, sfogliare il libretto, per scovare collaborazioni, ringraziamenti ed eventuali piccole chicche (ma solo dopo aver lottato con la linguetta di apertura “facilitata”).

Il regalo assumeva un sapore diverso anche in base al luogo in cui era stato acquistato.
Il suo valore era ben definito, ventiepassamilalire; comunque una rinuncia a qualcos’altro, perché non c’era la possibilità di possedere gratis della musica.

Comprare un disco non era quindi solo un gesto, ma una piccola esperienza, il cui primordiale motore altro non era che la curiosità, che a seconda dei momenti si declinava in attesa, frenesia o impazienza.

La cosa veramente incredibile è che si parla di soli sei anni fa. Non sono ancora disposto a rinunciare a certe piccole bellezze ed è per questo che io ancora compro dei cd.

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