Una giornata

Ogni giornata è una storia a sé, certo. Ci sono però giornate che cominciano come tante altre e si rivelano pian piano, o tutto ad un tratto a seconda dei casi, maledettamente difficili, e così capita di venire inghiottiti tra le mille pieghe che via via si formano.

Ti alzi e sai benissimo che hai alcune scadenze al lavoro da rispettare. Non sei teso, hai tutto sotto controllo, sai che avrai il tempo per ogni cosa e sai che farai tutto al meglio.

Ma poi, capita l’inatteso. Qualche disattenzione, qualche errore non preventivato. All’inizio sono piccole cose. Poi fai domande inutili, chi lavora con te inizia a guardarti come se avesse visto una delle scene peggiori de “L’Esorcista” e commetti ancora errori e disattenzioni. Metti il documento sbagliato dentro una busta importante. E ti guardano ancora peggio.
E poi.. arriva la “perla”. Nel pomeriggio devi finire di scrivere assolutamente una cosa da circa una settimana e non sei teso perché devi trovare il tempo per finirla decentemente, ma ti agita il fatto che ogni maledetta e disgraziata volta che metti mano al tuo dannato file ti si aprono mondi nuovi. Perché le soluzioni al tuo problema che devi cercare di risolvere sono molteplici, ma nessuna ti sembra particolarmente adatta. E tenti di sbattere la testa contro qualcosa di particolarmente acuminato, provi a chiedere consiglio a qualcuno, ma niente. Comunque, in qualche modo porti a termine il tuo lavoro.

Torna il tuo capo, per noi praticanti “dominus”, legge e corregge. Ma non si trova il bandolo della matassa. Ciò che hai scritto non è per niente convincente. E i minuti vanno e si parla e si discute. Morale: esci alle 20.15 dallo studio prendendoti parole perché non hai approfondito degnamente le questioni che hai trattato e perché ci hai messo una settimana a scrivere qualcosa che merita molto meno tempo. Piccolo particolare: era la prima volta che mi imbattevo nelle problematiche oggetto del lavoro a me assegnato e in questa settimana ho fatto anche tante altre cose.

C’è molta delusione. Allora ti chiedi se è giusta la strada lavorativa intrapresa, cosa hai sbagliato..

Poi, la sera, tutto cambia. Ti incontri con un amico, imbracciate due chitarre acustiche e si inizia a suonare. Le dita cominciano a correre (soprattutto le sue), si indovinano accordi, note, assoli. Qualche coro o qualche controcanto per impreziosire il tutto. Un tapping. Certo non si è Eric Clapton o Tommy Emmanuel. Ma tutto si chiude. Con la musica e con un sorriso colmo di soddisfazione.

Photo Credit: fingerpicking.net

 

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Voglio tentare di capire sempre il perché delle cose. Mi rimangono, tuttavia, solo tanti soprannomi, nomignoli e appellativi.