Come sto? MiAmi ancora?

MiAmi Ancora, ovvero: come è stata la musica importante a Milano. E come sta in Italia? Una nutrita truppa della redazione si è ritrovata per caso, sbaglio e un po’ per interesse al concertone organizzato rockit in quel degli East End Studios a Milano. Scritto a cazzo e un po’ di fretta il nostro report-non-report. Recensione rapidissima e poi considerazioni forse intelligenti.

Desc: Milano, East End Studios, Rockit, 12€. Gruppi principali: gazebo penguins, dente, aucan, a classic education. Gruppi divenrtenti: selton, casadelmirto+righeira. Gruppi attesi: maria antonietta.
Visto tutto? No, manco il cazzo. Visto qualcosa? A classic education, Dente, Selton (un po’), Aucan (un bel po’). Casini? Casini no, casino sì, ma è questo il bello. Anche il freddo è bello. Qualità? Buona (aka nella media). Difetti? Con i cocktail a 6€ possono farsi un clistere, con la salamella a 4.50 ho pagato un pezzo della villa del lurido appostato dentro. Gente? C’erano quelli vestiti a cazzo (pellicce, foulard in testa e cose simili) che avranno un fashion blog che potrebbe farmi vomitare dal culo e quelli fighi davvero (fra quelli che ci seguono su twitter citiamo zanke, fromsinkingsand, heavyhorse, alylatutu, bioaf e mille altri che non avremo visto).

Come sta la musica italiana indipendente?
Questa è LA domanda, che dopo un evento come il MiAmi Ancora uno può farsi. Anzi forse dovrebbe, ma non importa. La sensazione è che la salute ci sia, ma il problema magari è che la salute è lasciata all’istinto di sopravvivenza e alla bravura delle eccezioni, che si affermano a fatica, e non invece ad una spinta nazionale più ampia. Ci si crede sempre troppo poco ed emergere è difficile, specie se quando un gruppo emerge/fa il salto (se succede) viene condannato da chi non emerge perché “si è venduto”. È un po’ una giungla, dove spesso importa più chi conosci o, meglio, quanto bene sai pubblicizzare i tuoi dischi o, meglio ancora, quanto “sai far sistema”, anziché quanto originale o bravo sei. Sia chiaro, conta anche sapersi far apprezzare e sapersi vendere, però l’idea che ci si potrebbe fare è che, in questo senso, manca la maturità, che forse probabilmente – col tempo, gli episodi e la fatica (dei gruppi e di chi ci crede) – arriverà. C’è tutto oggi in Italia, o quasi: ci sono i gruppi, c’è il pubblico pagante, ci sono le etichette indipendenti (e la loro fatica) e c’è la coordinazione di questi elementi. In poche parole: il tessuto dell’indipendente è solido&valido e il meccanismo è rodato. Mancano sempre loro: i soldi (delle major?) e una capillarità di locali che propongano musica più frequentemente. I locali più piccoli (pub, osterie, etc.) che sono il bello e il genuino dei pre-serata all’italiana fanno pochissima musica live, sembra poco ma è un’ottima palestra, e le etichette (più o meno indipendente) purtroppo non seguono fino a quel micro-livello la musica, perché è una specie di  investimento troppo incerto. Poi forse mancano gli azzardi, però magari chiediamo troppo. Quindi se ne avete, spazio ai commenti.

Grazie a Giulia Bertelli che usa scientemente la licenza Creative Commons. Noi qui abbiamo preso una tua foto e suggeriamo a tutti di andare a vedere i tuoi scatti sul tuo flickr.

About the author

Siamo giovani, belli e forti. Stiamo tutti in fila, non sporchiamo e siamo ambidestri. Ci muoviamo parecchio, ci pieghiamo ma non ci spezziamo.