ITIS Galileo. Paolini, il mago.

Questa sera niente cinema. Questa sera teatro. Teatro in televisione, perché Paolini al  Teatro Nuovo me lo sono perso anche quest’anno e ho ripiegato, ahimè, sulla scatola magica.

Per chiudere in bellezza il 25 aprile, La7 ha trasmesso in prima serata l’ultimo spettacolo di Marco Paolini, ITIS Galileo, in diretta dai Laboratori sotterranei dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare del Gran Sasso. Udite, udite, senza interruzioni pubblicitarie.

Mi sono chiesta da spettatrice come deve essere vederlo dal vivo. Per due ore abbondanti racconta la storia di Galileo Galilei a modo suo. Scenografia e costumi ridotti all’osso. Poca musica, qualche cambio luce.

Poca roba, penserete voi. In realtà non gli serve altro. Paolini ha la sua voce, la sua faccia e una storia.

Paolini è un mago.

La racconta così bene questa storia che ti viene voglia di riprendere in mano i libri di scuola e leggere tutto quello che hai ostinatamente evitato di imparare durante le ore di filosofia e fisica. E letteratura.

È un incantatore di serpenti. Ti inchioda dove sei e non ti molla fino a quando non ha finito.

L’argomento non era tra i più facilmente digeribili. Copernico, Keplero, Bruno, Dialogo sopra i due massimi sistemi, Tolomeo … Tutto nella mia testa era immerso in una nebulosa, eppur qualcosa si è mosso tra i polverosi ricordi del liceo.

Il punto non era spiegare la scienza e il pensiero del matematico, astronomo pisano. Il punto era raccontare la storia, il percorso. Il punto era scoprirlo. Non il perché, ma il come.

Una bella storia. Mi è piaciuta. I parallelismi con Shakespeare mi hanno mandata in solluchero. Ho riso alle battute, imparato cose che non sapevo, ricordato quelle che avrei dovuto sapere.

Eppure … È la stessa storia che mi hanno spiegato a scuola. Com’è che questa volta è arrivata a destinazione? Mistero.

Come ci riesce? Mi sono chiesta da attrice amatoriale mezza calzetta quale sono. Come ci riesce a tenere il palco così, per tutto quel tempo, da solo. Come ci riesce a incatenarti con gli occhi, la voce. Racconta e ti immagini tutto. Salta da Pisa, Padova, Venezia, Firenze e Roma e lo segui a Pisa, Padova, Venezia, Firenze e Roma. Tra il pubblico non si muoveva una foglia, tutti pendevano dalle sue labbra. Un tempo comico quasi matematico, il ritmo, le pause giuste. I silenzi perfetti.

Ha studiato. Si prepara. È un professionista. Si, si, si. Ma è anche un dono saper raccontare e nel contempo trasmettere. Perché a raccontare son buoni tutti, ma trasmettere quello che si racconta, è tutto un altro paio di maniche. E un dono mica tutti ce l’hanno. Non ce l’hanno nemmeno tutti gli attori, che di mestiere quello fanno, raccontano storie.

La sua è una magia. Paolini è un mago.

Il cinema è bello, spettacolare, emozionante quando è fatto bene. Il cinema è arte e tecnologia, ma il teatro è immediato, è umano. È trasmissione senza intermediari. Il teatro è sentire.

Sentire la storia, sentire l’attore, sentire l’attore che racconta la storia. E se a raccontarla è un mago, pensate un po’ voi l’effetto che fa.

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Scrivo tante cose e il 99% della mia produzione è riservato e nascosto in posti inaccessibili. Il restante 1% lo scriverò su blindbend.