Lavoro: inventiamolo.

Il Lavoro che non c’è. Pare sia la condizione di questo paese in cui le imprese chiudono e se restano aperte chiudono soltanto i bilanci. In perdita.

È un primo maggio carico di aspettative, specie per i giovani, quello che si festeggia in un paese in crisi, termine non casuale e forse anche ottimistico perché economicamente sembra che stiamo viaggiando con la frizione rotta e la retromarcia innestata.

Crisi è un termine potentissimo, per certi versi – solo etimologici – anche molto bello, perchè riesce a riassumere in sè una sorta di stato d’emergenza permanente, ma anche temporaneo, nel senso che le cose potrebbero peggiorare ancora. Vedi anche Crisi Cubana, direbbe un dizionario.

Ma io vedo, guardandomi attorno, che ormai nella zona del fuorigioco non sono finiti solo i lavoratori ma anche gli imprenditori (che spesso lavoratori sono) che il lavoro dovrebbero darlo. E qua è la crisi. Il lavoro non si dà, si crea, ma non si crea con i soldi dello Stato (anche, nei casi di incentivi) si inventa. Sì, si inventa. Se volete dal nulla, ma a me piace pensare che la creazione di lavoro dipenda da idee, più o meno geniali ma di certo importanti. Idee di brevetti, idee di fabbriche, idee di attività nuove, di beni, di soddisfacimento di domande nascoste. In meno parole: da un’idea di produzione.

Sono queste che abbiamo perso nel tempo. E forse è la cosa più triste. Sembra scomparsa l’inventiva all’italiana, l’imprenditoria vera quella che si trapassa fra generazioni, quella della passione per il proprio lavoro.
Sembra che quest’Italia sia il posto in cui tutti vogliono (o vorrebbero) fare soldi dal nulla – legalmente o legalmente – e i pochi che hanno un’idea sembra ci credano solo finché le cose vanno bene.
È la crisi: è la depressione del coraggio, bloccato dalla paura e strozzato da debiti più o meno legali.

I giovani, soprattutto, meritano di meglio e, più di ogni altra cosa, meriterebbero di avere i mezzi per sviluppare le proprie idee e ambizioni. Loro ci mettano il sacrificio, lo spirito e le idee, le istituzioni ci mettano i mezzi (o tolga gli ostacoli). Per questa stretta via – e solo per questa – si può passare: invenzione e fiducia. Solo così rivedremo il lavoro come i funghi dopo la pioggia. Idee.

Buon primo maggio lavoratori e wannabe.

fabio

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Siamo giovani, belli e forti. Stiamo tutti in fila, non sporchiamo e siamo ambidestri. Ci muoviamo parecchio, ci pieghiamo ma non ci spezziamo.