Acqua pubblica e stupidità privata

Una cosa che non ho mai capito di chi mi tediato per tutta la primavera scorsa col referendum dell’acqua pubblica (e più astrattamente con chi ne ha votata l’abrogazione) è sintetizzabile in questa domanda: perché comprate l’acqua?

Non credo di essere un visionario se vi dicessi che giro con una borraccia da un litro d’acqua sempre nello zaino. E quell’acqua la prendo dalle fontane: dalla mia, da quella di mia nonna, da quella di amici, da quelle per strada.

Ora, mi si potrebbe obiettare che vivo in una città in cui l’acqua è buona (e quindi le fontane sono utilizzabili). Ma volete dirmi che tutto il 98% dei votanti “NO” vive in città in cui l’acqua è cattiva? E che nonostante ciò abbiano votato per lo status quo?

Sia come sia, io vedo in giro tante troppe bottigliette d’acqua [a me interessa poco dell’idratazione delle persone, molto di più della plastica dispersa] e più in generale poca civiltà. Per civiltà intendo ad esempio il comportamento del Circolo Magnolia di Milano dove i bicchieri d’acqua sono gratuiti sempre e i bicchieri, per inciso, sono fatti di plastica riciclata (a cui possiamo credere o meno, ma resta il fatto che c’è scritto sopra).

In università invece vedevo e vedo bottigliette comprate ai distributori e poi abbandonate mezze piene, bar che servono acqua in bottiglie di plastica ai clienti per pranzo anziché le caraffe d’acqua del rubinetto (attaccato alla stessa rete idrica di casa mia dove mi rifornisco la maggior parte delle volte).

Non capisco davvero la malattia dell’acqua in bottiglia e bottiglietta. Una borraccia non costa niente, c’è in svariati formati, colori, forme, pesi, etc. e al 99% terrà più fresca la vostra acqua (specie se è munita di un panno attorno) e potete lasciarla in frigo per trovarvela fresca quando uscite.

Insomma…perché cazzo mi avete detto che l’acqua doveva essere un bene pubblico se poi la comprate dalla san benedetto?
Statisticamente la risposta “mi piace l’acqua frizzante” esclude meno del 15% del problema.

photocredit: Nasone al Pigneto di  Tommaso Valente
articolo tratto da: good bye bretek

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