Margin Call

Ho visto un film sabato sera. Non ne guardo moltissimi – e di fatti questo mio intervento nella rubrica cinematografica è qualcosa di eccezionale – e non parlo nemmeno di tutti quelli che vedo, ma di questo voglio proprio parlarvi…specie perchè la sua storia non inizia sabato sera, ma martedì.

Mi trovavo, non casualmente, con parte della combriccola blindbend al Malacarne. C’era Cippe, che di film ne sa a pacchi, così a pacchi che conosce gente che conosce (e ricostruisce) l’intera timeline della serie di Terminator. C’era coletti, che faceva lo splendido dissertando di non so cosa e c’era pure ilSesta con la benda in tasca. [ci stava meglio “in testa” ma ce l’aveva – forse – in tasca].

Ad un certo punto non ricordo chi mi parla di Margin Call. Me ne parla bene, me lo consiglia. Lì per lì, io – non avvezzo alle discussioni di cinema vista la mia ignoranza – penso sia un film uscito tempo fa o addirittura fuori dal giro dei cinema. Ascolto rapito: intuisco che c’è Kevin Spacey nel cast. Cippe rilancia con Jeremy Irons. Voce del cervello: «Fermi tutti: “Jeremy Irons in un film sulla finanza? Guardare!».

Passano i giorni mi sposto a Milano (<3), battezziamo – con un’altra blindbendiana, Alice – la serata cinema e scopriamo che Margin Call non è un film per pochi eletti (idea errata mia). BlindbendMobile, parchegghio, bancomat (perchè all’Orfeo di Milano in viale Coni Zugna NON hanno il bancomat), doccia sotto l’acquazzone tropicale, ristorante cinese-thai, Giuseppe Cruciani da radio24 che ordina da asporto, cinema.

Bene. Prime inquadrature: Dan Humphrey di Gossip Girl e Sylar di Heroes. Ok: questi due ragazzi non si chiamano così, ma se avete un po’ di conoscenza delle serie tv avete di certo capito i volti. Altrimenti vi dico Penn Badgley e Zachary Quinto.
Storia di finanza, analisti, società in crisi, licenziamenti. Caratterizzazione perfetta – garantisco ché di gente del settore ne conosco a pacchi e sono tutti così. Kevin Spacey, il di loro capo, ha un ruolo fondamentale è il legame fra l’altro e il basso della società: è il punto di equilibrio e squilibrio di questa leva che vede dall’altro lato l’onnipotente Jeremy Irons, il cui nome nel film è ininfluente perché – dopo un po’ di riflessioni – ho concluso che interpreta “il Capitalismo”, niente più e niente meno.

Una storia avvincente e alquanto realistica, che spiega con freddezza la vita e il distacco di un mondo criptico e arroccato che è quello della finanza (dell’alta finanza). Storia che si arricchisce di realismo grazie anche alla presenza di personaggi intermedi (Paul Batteny e Demi Moore) importanti più per la fedeltà ai loro originali e a ciò che descrivono che al ruolo effettivo all’interno della storia.

Ve lo consiglio: vedete voi come guardarvelo, ma guardatelo. Parola mia.

About the author

Leggo, scrivo e svolgo altre interessanti funzioni fisiologiche. Ci sono infiniti modi per farvi i fatti miei su internet, ma blindbend è sicuramente il più facile e completo in circolazione. Scrivo di me, ma soprattutto per me e se poi piace anche a voi sono ancora più contento.