Era Fringe

Non ricordo la data, non ricordo il momento, ma un giorno venni a sapere che stava per cominciare una nuova serie di JJ Abrams, già autore di Lost. Ero troppo indietro per cominciare Lost, pensai. In realtà non ero affatto indietro e quella era una scusa per non esasperare la mia agenda televisiva all’epoca fatta, in certi periodi, di 8 serie a settimana.

A parte questo non sapevo granché di JJ Abrams, ma non ero (né sono) il tipo che sceglie le serie tv in base al produttore, regista, canale televisivo, distributore. Volevo semplicemente provarla, ero curioso. Inizio tutto così, con la sigla. O meglio col costrutto tipico delle puntate di Fringe: profonda voce fuori campo “Previously On Fringe”, breve recap, inizio di un nuovo caso talvolta con scena inquietante, sigla.

La sigla: forse è una delle più belle di sempre nel mondo dei telefilm. Da qualche parte lessi che era stato proprio JJ Abrams a scriverla. I primi tempi la registrai e la misi come suoneria del cellulare. È l’unica che può vantare questo titolo assieme a quella di Chuck (dei Cake).

Ma è il tutto di Fringe che è bello: gli attori, i personaggi, la storia, l’apparente difficoltà a seguire il filo logico e soprattutto le soluzioni fantascientifiche ai problemi fantascientifici, ma soprattutto l’eterna impossibilità di prevedere alcune evoluzioni della trama.

La scorsa settimana questa splendida serie Tv ha trasmesso il suo degno finale dopo anni in cui è sempre stata più o meno sul filo della sospensione o cancellazione – forse perchè troppo complicata?. Cinque stagioni, solo cinque stagioni. La serie che più di ogni altra faceva esclamare “pazzesco!” o “non è possibile!” (fisicamente, spesso) si è chiusa e – senza volervi anticipare alcunché- riporta tutto in equilibrio.

Dopo aver aperto un genere, chiude un’era. Spero che s e la stia godendo qualcuno in qualche universo parallelo.

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