Quartet – Una sinfonia

Ho fatto fatica a non piangere guardando Quartet, perché è un film sui sentimenti, e la commozione è sempre dietro l’angolo, dietro ogni battuta e dietro ogni nota. Di film sentimentali ce ne sono molti, dai colossal romanzeschi ai drammoni romantici, ma Quartet è una commedia. Una commedia leggera, facile, che però si muove sui binari di temi complessi e delicati quali, uno su tutti, la vecchiaia.

Nel mondo occidentale la vecchiaia è ormai diventata, al pari della morte, un peso insostenibile, sia per l’individuo che per la società che deve farsene carico, un argomento che viene raramente affrontato, e quando ciò accade è sempre allo scopo di rimuoverlo. Se diventare anziani significa iniziare a lasciarsi alle spalle la vita, accettare la decadenza dei propri talenti e a volte della propria lucidità, è vero però che è ancora possibile regalarsi alcuni dei piaceri più grandi. Continuare a coltivare le proprie passioni, godersi gioie e dolori del vivere in collettività.
Questo è quello che viene raccontato, con la grande maestria di un inedito Dustin Hoffman regista.
La passione della musica, esercitata e perseguita per decenni come vero e proprio mestiere da tutti gli ospiti della Beecham House, una casa di riposo per musicisti immersa nella campagna inglese – l’equivalente della nostra Verdi di Milano-, è il leit motiv di Quartet. Tra pianoforti scordati, arie d’opera, lezioni di rap, gorgheggi, sinfonie e prove d’orchestra, non c’è momento che non sia segnato dalla musica, che pervade tutto, e regola, tra antiche invidie e rancori, alleanze e simpatie, anche le relazioni umane.
I protagonisti, quattro celebri cantanti d’opera in pensione, sostenuti da tutti i musicisti della casa (che nella realtà sono veri musicisti, e non semplici attori), riescono nel difficile intento di ricucire il loro rapporto, segnato e compromesso dagli errori del passato, e in quello, forse ancora più arduo, di mettere da parte il proprio orgoglio, rinunciando ad eguagliare gli splendori della loro carriera, nel tentativo di salvare Beecham House e la sua missione musicale e sociale. Traballanti senza i loro bastoni della vecchiaia a sorreggerli, ma ancora forti della propria vocazione artistica e dell’affetto profondo che li lega, salgono sul palco riproponendo in scena il loro cavallo di battaglia, il Rigoletto. La musica diventa quindi non solo colonna portante della narrazione, ma anche inno alla vita e al sentimento.
Caratteristiche delle scelte di Hoffman sono l’ironia e la brillantezza, anch’esse quasi musicali, con cui ogni aspetto viene trattato: si ride dell’ictus di Wilf, che l’ha lasciato privo di inibizioni, dell’alzheimer di Cissy, che dimentica la propria borsa in giro per la casa in continuazione, e delle rigidità caratteriali di Jean.
Si può dire che quella di Quartet sia una versione edulcorata delle difficoltà della vecchiaia, un modo per farci dimenticare del suo lato più crudo e scomodo, ma è innegabile che nello scorrere delle scene emerga a tratti una malinconia sottile, che deriva dalla consapevolezza della precarietà della vita e della fragilità umana. Leggerezza non equivale quindi a superficialità: si può sorridere amaramente, e tentare di vivere quanto più possibile con spensieratezza, sapendo che se anche la vita sta finendo sempre vita è.

About the author

bionda e scema di milano, parlo troppo e non so cosa fare della mia vita.