Come Messa laica

Domenica mattina.
Come mio solito mi sveglio prima di tutta la famiglia.
Capatina in quel del bagno, veloce sciacquata alla faccia.
Caracollo in cucina. Uno sguardo all’orologio: le sette e trentacinque minuti.
Mi vesto, un paio di jeans, camicia a scacchi modello boscaiolo, maglione pesante di lana.
Riorganizzo le idee, recupero un paio di chiavi della macchina.
Inforco il giaccone ed esco.
L’aria comincia a farsi primaverile, sebbene la giornata sia metereologicamente pessima. Non ho voglia di sentire musica, mi guasta il silenzio della città intorpidita.
Prima fermata: pasticceria. Cornetto alla marmellata, krapfen alla marmellata, treccia noci e miele, saccottino alle mele.
Seconda fermata: edicola. Corriere della Sera.
Torno a casa, stanno ancora dormendo tutti. Metto su una moka da uno; giusto in quel momento entra in cucina una sorella. Fatalità.
Alla spicciolata tutti i membri della famiglia si svegliano; seconda fatalità.
Tipica colazione all’italiana. Moka da tre.
Passo la mattinata a suonare un po’. Sono molto arrugginito, di esercizi veri e propri non ne facevo da tempo.
Padre è via, le gemelle sono a danza.

“Mà?! Gli altri sono già andati a votare?” – “No” – “Quando tornano?” – “Le tue sorelle per pranzo, Papà stasera verso le sei”.

Mezzogiorno. Ho voglia di cucinare. Arrosto di vitello e pane fatto in casa.
Accendo la televisione, è il giorno dell’ultimo Angelus del Papa. Odio le dirette delle Messe o simili, ma questa volta direi che è diverso.
Comincio ad avere fame.
Giusto all’una e mezza tornano a casa le due ballerine.
Finalmente mangio il pane simil toscano impastato da mia madre e la carne. Mancano solo della pizza e del gelato, dopodiché siamo al massimo.

“Avete già votato voi?” – “No” – “Quando andiamo?” – “Beh aspettiamo Papà” – “Ma torna tardi…” – “Eh vabbè”.

Cambio canale. Mi sento molto un italiano medio: Quelli che aspettano…Quelli che il calcio. Il Genoa ha già pareggiato zero a zero con un modestissimo Palermo. L’unica bella partita è il derby.
Vado in camera. Do una controllata a qualche sito: Corriere.it, Repubblica.it, L’Espresso, Ondarock, Rockit…
Suono ancora, questa volta riprendo in mano gli esercizi di lettura del pentagramma.
Butto un occhio all’ora. Sono le quattro. Controllo i risultati dei primi tempi.
Penso sia l’ora di uscire dal torpore pomeridiano domenicale.

“Avete sentito Papà? Allora torna alle sei?” – “Si si” – “Digli che quando arriva ci aspetti giù” – “Ok, così andiamo a votare”.

Rimetto a posto il delirio della scrivania e mi accorgo di aver fatto un grave errore tattico, adesso devo ridare un senso anche alla libreria in corridoio.
Il tempo passa.
Ore diciotto. Decido di mettermi le scarpe; fiducioso.
Ore diciotto e trenta.
Comincio a spazientirmi, mi sembra di perdere tempo, sono ansioso, sembra la sera di Natale, quando devi aspettare l’ora giusta per uscire di casa ed andare alla Veglia.

“Ma dov’è Papà??” – “Ha detto che sta arrivando”

Sento suonare il citofono.
Inforco nuovamente il giaccone, anche mia madre si mette la giacca, le due sorelle si preparano.
Usciamo di casa. Chi scende per le scale, chi in ascensore.
Ci riuniamo con il Capofamiglia.

“Andiamo a votare”.

Istituto tecnico per geometri “Cangrande” di Verona, sezione elettorale n° 15.
Ci avviamo a piedi.
Tutti e cinque insieme.
Oggi è un giorno speciale.
Come la sera di Natale quando si va a Messa.

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