Panettone, pasticceria, quartiere

Non sono nato nella città in cui sono cresciuto; come mi piace spesso sottolineare, con un pizzico di orgoglio e senso d’identità, la storia mia e della mia famiglia si è dipanata su tutto il nord Italia. Sono ormai quasi 22 anni che risiedo nella città veneta, dopo aver lasciato Milano a quattro anni d’età.
Sotto l’appartamento in via Aselli in cui vivevo c’era una pasticceria, Berti, che scopro oggi essere una delle più titolate e famose per il panettone.
Dopo oltre vent’anni ci sono tornato, così, senza un preciso motivo.
Al di la di tutti i possibili ricordi e parentesi malinconiche e strappalacrime, è stato un particolare a folgorarmi: il profumo.
Non so a quanti di voi sia mai capitato di entrare in un laboratorio di pasticceria, di quelli veri. Vi pentrerà nelle narici uno strano misto di dolce e salato insieme, che non è nessuno dei due ma entrambi. Bastano pochi secondi di quest’inebriante aroma per capire quanto artificiale sia la mefitica aura di dolcificante chimico e burro da brioches riscaldata nel microonde, cha attornia i tristissimi bar interrati nelle stazioni della metropolitana.
Quanti profumi e odori stiamo perdendo.
Pensate ad una generazione che cresce senza aver modo di conoscere l’acre odore della legna bruciata, del rosmarino che cresce a macchie vicino alle case in campagna, del brodo di carne; il puzzo di un mercato del pesce, del letame o della salsedine.
L’olfatto è un senso “moltiplicatore”: ad un singolo sentire si possono associare più e più percorsi di memoria; un po’ come per le canzoni, per intendere. Basta provare a concentrarsi su un profumo e focalizzare tutte le esperienze che ad esso la nostra mente associa. Si formerà un percorso non solo sensoriale, ma concreto, fatto di luoghi, oggetti, lavori, uomini e donne. Da ciascuno di questi elementi si dipana una nova possibile via, che incrociandosi con le altre tesserà una rete di sapere: Cultura.
Se perderessimo quesa topografia, mappa del mondo che ci circonda, a cui apparteniamo di noi stessi, il risultato sarebbe quello di ritrovarsi un po’ più soli. Perchè è anche su cose impalpabili, come le particelle di profumo, che si fondano le Comunità, ciò di cui ora abbiamo veramente bisogno.
Non è un caso se dopo moltissimi anni sono tornato proprio in quella pasticceria, in Città Studi, a Milano.

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Qualche foto, qualche canzone...qualche parola o qualche storiella...non voglio granché: solo poter unire delle passioni. E raccontarvele liberamente, così, come quando prendi una curva cieca.