Hitchcock: il difficile mestiere della moglie del genio

Il più grande regalo che si può fare a un appassionato cinefilo è condurlo su un set cinematografico. Se il set poi è quello del maestro indiscusso del cinema come noi lo conosciamo, il regalo è da capogiro.
Quindi ringraziamo tutti, voi che leggete e io che scrivo, Sacha Gervasi che con il suo Hitchcock per un’ora e mezza ci racconta niente meno che la nascita e la realizzazione di Psycho, che molti definiscono il capolavoro assoluto di uno dei registi più influenti della storia del cinema.
Ma non è finita qui. Se oltre ad essere amanti della settima arte, siete degli inguaribili nostalgici, ringrazierete Gervasi doppiamente, perché quello che vi mostra è il Cinema con la C maiuscola, a un passo dagli anni 60, le salette di montaggio, le contrattazioni con l’ufficio Censura.
Vi commuoverete fino alle lacrime fantasticando sulla vera fabbrica dei sogni hollywoodiana, quella di Hitchcock e Grace Kelly. Altroché 3D.
E non siamo che alla confezione di questo raffinato regalo. La carta, elegante e perfetta, custodisce la vera sorpresa di Gervasi: Helen Mirren.
Non che ci fossero dei dubbi sulla bravura del premio Oscar nel 2007 per The Queen, ma in Hitchcock l’attrice inglese risplende di luce propria, talmente brava da farci dimenticare che il vero protagonista della pellicola sarebbe Anthony Hopkins, truccato e mascherato fino ad apparire irriconoscibile, nei panni del regista che dà il titolo al film.
La Mirren interpreta Alma Reville, regista e sceneggiatrice britannica, nota soprattutto per aver sposato l’inventore della suspense. La sua Alma è una donna intelligente e determinata, stanca delle bizze del genio, ma capace di supportarlo e guidarlo in quella folle scommessa che fu Psycho, nonostante le innumerevoli cotte del marito per le sue bionde attrici.
Ed è proprio il genio a uscirne con le ossa rotte. Ossessionato, insicuro, capriccioso. Un voyeur che si riscatta solo quando la moglie accorre in suo soccorso, ma che ha almeno il coraggio di ammettere le sue debolezze. E ringraziare un po’ in ritardo, ma con la consapevolezza del ruolo vitale avuto dalla moglie nella sua ascesa all’Olimpo di Hollywood.
Un Hitchcock che non ti aspetti, geniale e umano. Oscuro, anche. Le ombre del genio temperate dalla naturalezza ed eleganza dell’incredibile donna che ha avuto accanto per tutta la vita.
Helen Mirren si fa interprete dell’intelligenza di questa donna eccezionale, della sua sofisticata sobrietà, dell’ironia sottile. Anche delle sue debolezze.
Le gioie e i dolori di una coppia normale, che normale non è. Individui che volano in alto e che da molto in alto cadono.
Ogni uomo vorrebbe una moglie come Alma Reville e ogni donna vorrebbe essere come lei. Indipendente, ma allo stesso tempo pronta a sostenere il progetto rivoluzionario del marito mettendo a rischio tutto, anche la loro stessa casa, ipotecata per finanziare la pellicola che nessuno voleva finanziare. Troppo rischiosa, troppo audace.
Eppure Hitch, come lo chiamano gli addetti ai lavori, crede talmente nel progetto da rischiare tutto. Alma crede talmente in Hitch da rischiare con lui.
Hitchcock è un bel film. Guardatelo.
Gervasi rispolvera in una versione deliziosamente patinata uno dei periodi d’oro del cinema, ci mostra il volto controverso e geniale del più famoso regista del mondo e ci racconta di una storia d’amore, complicata e vera.
Per ricordarci come “nella buona e nella cattiva sorte” valga per tutti. Anche per gli dei.

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