Redentore. Il giorno più bello dell’anno, ma dovete averci l’anima pronta.

Alla festa del Redentore bisogna andarci con il cuore leggero e l’anima pronta. Altrimenti Venezia vi mangia.

Se pensate che la città lagunare sia sopravvalutata, smettete di leggere. O siete ciechi o non ci siete mai stati e, per quanto mi riguarda, nessuna delle due è una giustificazione sufficiente.

Se siete tanto fortunati da trovarvi a Venezia il giorno della festa del Redentore è necessario che siate preparati a ciò che vi attende.

La festa. Si respira nell’aria, al supermercato, negli zaini tintinnanti sulle spalle e nei sacchetti pieni di cibo – rigorosamente fatto in casa – che verranno condivisi con i vicini di fondamenta all’ora di cena.

Be’ se conoscete qualcuno che ve le “prenota” le fondamenta, soprattutto sulla Giudecca, altrimenti vagherete per ore alla ricerca di un metro quadrato di masegno bollente su cui consumare il vostro pasto. Ma non importa, ne sarà valsa comunque la pena.

E mentre l’umidità dei canali si appiccica alle mani e ai vestiti e il sole cala sul ponte di barche, non vi sembrerà  vero che su quella lingua di mare ci state camminando. Per andare dall’altra parte.

La prima faccia della notte del terzo sabato di luglio si mostra in tutto il suo splendore. Nel fluire caotico, ma rilassato della gente – tantissima, un fiume nel canale – nella luce che incendia le acque e le aspettative nella festa che sta per cominciare. E Venezia ride e beve e mangia e ascolta la musica tamarra che proviene dai barchini – e non – ancorati nella Giudecca. Si è messa il vestito della domenica, brilla e traboccante di vita.

Quando arriverà la mezzanotte, intontiti dall’alcol, dal cibo e dal calore dei masegni che vi avrà scaldato le chiappe e il sangue, i fuochi sul canale vi toglieranno le parole che vi sono rimaste. Perché quando ci si domanda se esista qualcosa di più bello al mondo di questa città lo si fa in silenzio.

E sarà il primo passo della seconda faccia di Venezia, che attende acquattata il suo momento. Solo se sarete troppo stanchi per aspettare ballando l’alba al Lido e vi capiterà di tornare sui vostri passi, dopo aver atteso che la calca di turisti si riversi nelle calli in direzione di Piazzale Roma, vi metterà nel sacco con la sua feroce e languida bellezza, che punge gli occhi e restituisce il giusto peso al cuore, che avete portato con voi alleggerito come si conviene a una festa.

E i campi saranno sporchi, le calli affollate e gli ubriachi ciondolanti, ma l’unica cosa che riuscirete a pensare è che se esiste qualcosa di tanto bello, allora ci deve essere anche qualcosa di buono, da qualche parte. Nonostante tutto.

Kαλὸς καἀγαθός. Bello e buono.

Eppure è proprio questo il momento in cui dovrete stare più attenti, il motivo per cui a Venezia bisogna andarci con l’anima pronta. Redentore o non Redentore.

Perché Venezia è come il primo amore. Se arriva quando hai l’anima pronta, non la scordi più.

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